RGB & CMYK
Due acronimi famosi ma non sempre conosciuti approfonditamente. Questi due termini sono collegati a doppio filo con i colori delle stampanti, ma anche di schermi e fotocamere.
Cenni storici
Con l’avanzare della tecnologia e lo sviluppo di stampanti, specialmente di stampanti ad uso aziendale ed industriale, si ebbe la necessità di dare un codice ai colori utilizzati.
Durante il 1800, vennero effettuati degli esperimenti per capire quale fosse il numero minimo di colori che combinati insieme, in diverse dosi e percentuali, sarebbero stati in grado di dare più tonalità possibili. Con il passare degli anni si andarono a creare dei veri e propri standard di combinazione di colore. Ed ecco che fecero il loro ingresso i due modelli di colore il modello RGB e quello CMYK.
Colori RGB
I colori RGB sono quelli più utilizzati sugli schermi. L’acronimo RGB corrisponde ai colori Red, Green, e Blue. Questi tre colori sono quelli da cui si parte per realizzare tutti gli altri tramite combinazione. Il modello RGB è chiamato anche additivo, in quanto funziona secondo un lavoro di aggiunta di luminosità a tutti e tre i colori sopra citati. Se uno dei tre colori non è presente si otterrà il nero. Invece:
- L’unione di verde e rosso, porta al giallo;
- La combinazione di rosso e blu da il color magenta:
- Con il blu e verde insieme si ottiene il ciano.
Se si combinano tutti e tre i colori insieme si arriva al bianco.
Lo standard RGB viene utilizzato molto per qualsiasi schermo dal computer, al televisore fino alla fotocamera digitale. Questo modello è molto utile soprattutto perchè da la possibilità di ricreare molteplici particolari nelle tonalità e nelle loro relative sfumature. Proprio per questo motivo è il modello più utilizzato per qualsiasi prodotto digitale, come cataloghi, brochure, siti web, qualsiasi immagine appunto virtuale.
Colori CMYK
Dal mondo del digitale si passa all’universo dello stampato, ed ecco che entrano in scena i colori del modello CMYK. Questo standard, al contrario del modello additivo RGB, si chiama appunto sottrattivo, in quanto con questo metodo, le tonalità da raggiungere si realizzano tramite la sovrapposizione di quattro colori principali, il ciano, il magenta, il giallo e il nero.
L’acronimo CMYK appunto proviene dalle lettere iniziali dei colori appena citati, viene utilizzata la lettera K per indicare il colore nero, perchè la B di Black sarebbe potuta essere fraintesa con il Blue, presente invece nell’acrononimo del modello RGB.
L’unione del colore nero in questo standard è fondamentale in quanto è impossibile ottenere questa tonalità combinando i tre colori già presenti. In più il colore nero è obbligatorio per realizzare sfumature più scure.
Il modello CMYK è chiamato anche di quadricromia in quanto appunto è formato da quattro diversi colori ed è quello impiegato in tutti quegli strumenti che producono un documento stampato su carta, quindi anche plotter e stampanti multifunzione.
Di norma si lavora sempre su immagini impostate sul modello RGB, ma una volta che si deve passare all’operazione di stampa questi documenti vengono convertiti nello standard CMYK. La differenza che più salta all’occhio è che i colori in RGB, quindi per il virtuale, risultano molto più brillanti e intensi, mentre quelli dei documenti posteriori alla stampa saranno leggermente più smorzati e meno lucidi.
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